La crisi del credibile : seguire l’attualità nel nuovo medioevo comunicativo
DOI:
https://doi.org/10.23925/2763-700X.2026n10.77339Parole chiave:
attualità, credibilità, informazione, media, semioticaAbstract
Questo articolo riflette sulla pratica del “seguire l’attualità” a partire dallo scarto tra la dimensione testuale di emissione dell’informazione e le procedure quotidiane di ricezione e costruzione del senso. Riprendendo l’opposizione tra programmazione e caso proposta da E.
Landowski nel quadro della semiotica delle interazioni, l’analisi distingue due regimi mediatici contrapposti : quello dei media generalisti tradizionali, fondato sulla continuità sintagmatica del palinsesto, sulla gerarchizzazione delle notizie e su un rapporto unidirezionale “da uno a molti”, e quello dei social media, definito dalla frammentazione, dalla decontestualizzazione algoritmica dei contenuti e da una “metonimia quantitativa” che presenta i trend numerici degli utenti come un simulacro dell’opinione pubblica globale. L’articolo sottolinea come la progressiva ibridazione dei due regimi — con i media tradizionali che incorporano lo sguardo e i criteri di notiziabilità dei social media —, unita alla scomparsa delle istanze di filtraggio preventivo (igatekeepers) metta in crisi il patto fiduciario che garantiva la credibilità delle fonti. Ne deriva una crisi del credibile segnato dall’insituabilità delle fonti, dalla proliferazione di pseudo-autorialità e da strategie di disinformazione che operano sul confine tra vero e falso. In questo quadro, le tattiche di resistenza critica elaborate da Umberto Eco (la “guerriglia semiologica”) e da Michel de Certeau (il “consumo” produttivo) perdono la loro efficacia, poiché il modello comunicativo che le sosteneva è stato radicalmente riconfigurato inglobandone alcuni aspetti.
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